“che peccato, meritava davvero molto di più”

budget limitato

Lo dico subito, come premessa, per evitare spiacevoli equivoci. Lo scopo della riflessione contenuta in questo articolo non è quello di tentare di screditare il lavoro dei colleghi per autocelebrare la mia professionalità.

Ma non posso più esimermi dal commentare l’uso improprio che ormai troppo spesso si fa dell’immagine fotografica, sia da parte di chi la crea, sia da parte di chi la usa.

Partiamo da un’evidenza inattaccabile.

Una fotografia non è un’immagine e basta. Una fotografia è il racconto della storia del soggetto in essa contenuto. E se il soggetto della fotografia è un immobile in vendita, quello che si racconta di lui deve corrispondere al vero per non ridurre il valore percepito dell’immobile stesso.

Certo, è ovvio, si tenterà di metterne in risalto i suoi punti di forza, le sue caratteristiche più emblematiche, sottolinearne i pregi, e magari ridurre i suoi difetti, come fa una donna che usa un velo di trucco sul viso prima di uscire.

Il fotografo può aspettare il momento migliore per rappresentare l’immobile in fotografia, perchè la luce che lo avvolge e che lo accarezza cambia, anche se l’immobile ovviamente non si sposta. E questo influisce sul risultato. In modo determinante.

Lo spunto per questa riflessione mi è venuto osservando le fotografie dell’immobile che vi mostro qui sotto. Ovviamente, per correttezza, non cito ne il fotografo ne l’agenzia che ne cura la vendita.

Come potete capire da soli non sto parlando di un immobile qualsiasi, ma di un’unità davvero particolare, e non solo per il suo valore strettamente economico.

Appena le ho viste mi sono detto: <<che peccato, meritava davvero molto di più>>.

Quelle che abbiamo sotto gli occhi sono una serie di rappresentazioni tutte uguali, create con inquadrature che differiscono solo di pochi metri le une dalle altre, e con toni caldi saturati più di quanto era necessario.

Accanto ad altre foto scattate sicuramente da un drone, con una qualità ottica e cromatica che le rende completamente diverse dalle prime scattate da terra.

Condividete il mio pensiero quando dico che le caratteristiche e il valore di questo immobile meritano un maggiore impegno nello sviluppo del progetto fotografico e probabilmente un budget più elevato per raccontarlo adeguatamente?

Oltre a questa, altre domande mi sono venute spontanee.

Manca forse una cultura diffusa in grado di riconoscere il reale valore del racconto attraverso l’opera fotografica, che si trasforma in un altrettanto maggior valore per l’immobile?

E di conseguenza quello che manca è anche una valutazione realistica del budget da destinare ad un progetto fotografico professionale per ottenere maggiori e più proficue opportunità di vendita?

E la differenza che fa la professionalità del fotografo è riconosciuta e valorizzata, oppure si preferisce la bassa competenza assegnando al servizio fotografico un budget limitato a vantaggio di un presunto risparmio che è solo immediato, e in ogni caso sempre apparente?

Il mio sospetto, che con il passare del tempo si sta trasformando in una certezza, è che sono proprio i budget sempre più esigui a produrre risultati che oggettivamente sono da considerarsi scadenti.

Ma alla fine chi ci perde da questa dinamica non è tanto il professionista serio, che sa come valorizzare un immobile, ma il cliente che avrà un prodotto che sarà ovviamente di minore efficacia comunicativa.

Vi suggerisco di ragionare sul fatto che chi decide di mettersi in contatto con voi perchè interessato a visionare un immobile che ad esempio ha visto sul sito Internet della vostra agenzia, lo fa perchè è colpito da quello che gli mostrate.

Il fotografo non vende scatti fotografici allo stesso modo con cui il salumiere vende fette di salumi. Il suo valore è la sua conoscenza tecnica, la sua sensibilità, la sua capacità di assorbire, sentire e interpretare la realtà che ha davanti all’obiettivo per riprodurla fedelmente in un’opera fotografica.

E l’empatia che lo porta a immedesimarsi con le esigenze dei clienti, le agenzie che gli commissionano il lavoro, ma anche con i compratori potenziali degli immobili, che alla fine sono anche loro suoi clienti.

Stay Here”, su Netflix. Un “Viaggio”, tra “Design” ed “Esperienza”, con l’obiettivo del “Profitto”

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La settimana scorsa, in un momento di relax serale, mi sono imbattuto in una serie sulla popolare piattaforma Netflix.

La serie si chiama Stay Here e i due protagonisti, la designer Genevieve Gorder e l’esperto immobiliare Peter Lorimer, mostrano ai proprietari di immobili come ottenere la massima redditività dagli affitti, nel breve termine.

La logica alla base della trama di questi racconti è apparentemente semplice e si focalizza su quattro aspetti legati intimamente tra loro: Viaggio, Design, Esperienza e Profitto.

Il viaggio è l’obiettivo del turista, che decide di muoversi, mentre il massimo profitto è il naturale risultato atteso di chi offre un alloggio. Sia il turista che i proprietari (spesso host Airbnb) prestano attenzione agli altri due aspetti: il design e l’esperienza.

Che poi non sono altro che gli elementi che generano la loro soddisfazione, perché in grado di massimizzare il valore del soggiorno del turista e massimizzare il profitto per i proprietari.

L’aspetto interessante, sottolineato da questa serie, è che i due protagonisti considerano gli interventi da fare sugli immobili come un investimento, non come un costo. E come tutto sia centrato all’ottenimento dell’obiettivo principale: il massimo profitto per il proprietario.

L’esperienza

Detto questo vorrei soffermarmi su un aspetto in particolare: lesperienza. Intesa come esperienza del cliente, come venga data la massima importanza in Stay Here (TRAILER) e come questa viene gestita dagli alberghi, sia indipendenti che di catena, da host Airbnb e da chi propone immobili di pregio in affitto.

Questi soggetti mostrano spesso una grande attenzione nell’investire per creare un’esperienza di alto livello all’interno della struttura, investendo anche ingenti somme nello sviluppo di scenari di design, ambientazioni sofisticate curate anche nei minimi dettagli da professionisti per stupire il cliente dal momento stesso in cui attraversa la porta d’ingresso.

Ma allo stesso tempo rilevo purtroppo una grande mancanza di attenzione nella cura nel design dell’esperienza esterna, ovvero nella preparazione di spunti, suggestioni, suggerimenti e itinerari in grado di avvicinare i turisti al territorio, permettendo loro di viverlo dai diversi punti di vista sulla base del loro specifico profilo. Ad esempio culturale, gastronomico, sportivo o di contatto con la natura.

Perché non è difficile rendersi conto che il valore dell’esperienza vissuta dai turisti durante i loro viaggi o vacanze dipende sia dall’esperienza che fanno all’interno della vostra struttura, ma anche da quella che vivono sul territorio, in un continuum senza soluzione di continuità.

E mi spingo addirittura più in là. L’esperienza che i turisti fanno sul territorio è in grado di accrescere o sminuire l’esperienza vissuta nella struttura indipendentemente da quanto questa è sofisticata e accattivante. Quindi vale la pena prestarci molta attenzione.

Un limite autoimposto

Conosco pochissime strutture che si preoccupano davvero di questo aspetto, perché i proprietari partono dall’erronea convinzione che la promozione del territorio debba essere delegata all’ente pubblico preposto (generalmente l’APT di turno) limitandosi a distribuire ai clienti mappe e cartine, senza però essere in grado di coinvolgerli, emozionarli, incuriosirli o, anche più semplicemente, di informarli su cosa possono fare.

Non fate come fanno molti dei vostri colleghi. Imparate a considerare attentamente i gusti dei clienti che ospitate, le loro specifiche aspettative e motivazioni. E, partendo da queste evidenze, investite per costruire voi stessi le loro esperienze sul vostro territorio focalizzandovi sul concetto di tematizzazione. Ve ne saranno grati, e vi riconosceranno il valore del servizio che gli state offrendo.

Lo so che state pensando che ho un interesse diretto a dirvi queste cose perché vi offro proprio gli strumenti tecnologici e i contenuti in grado di disegnare l’esperienza del cliente sul vostro territorio e che da questo ottengo un profitto. Ma vi ricordo che il mio profitto è una diretta conseguenza del vostro profitto. Il vostro obiettivo. Che condividiamo.

Voi conoscete il territorio

Vivete e lavorate in un determinato territorio, e per questo lo conoscete sicuramente nel dettaglio. Non sprecate questa opportunità. Soprattutto se siete host Airbnb, ricordatevi che i vostri ospiti si aspettano di vivere esperienze “like a local”, e dovete adoperarvi attivamente per fargliele trovare.

Staccate per un attimo dalla vostra routine lavorativa e pensate bene a chi sono i vostri clienti e a cosa vorrebbero fare durante la permanenza nella vostra località. Partendo da qui, ragionate sui punti di forza della vostra destinazione, ovvero agli elementi che possono attrarre agli specifici segmenti di domanda, e poi riuniteli in percorsi a tema, includendo soprattutto i luoghi più inediti e meno conosciuti. Per alcuni spunti www.turismo.beniculturali.it

Per ultimo, ma non meno importante, analizzate le diverse opportunità che la tecnologia mette a disposizione per ottimizzare la fruizione dei contenuti che avete definito. Potete così creare un vero e proprio prodotto turistico, non soltanto una semplice guida turistica virtuale, comunque sempre meglio di un arido depliant.

Esistono soluzioni già pronte all’uso che potete suggerire, come questa di Milano VisitMilano, o questa Smart TUSCIA della provincia di Viterbo, ma in entrambe non avete nessun controllo dei contenuti e nessuna informazione che rimandi a voi, perdendo il vantaggio di far percepire i contenuti come un servizio offerto da voi.

Se non sapete da che parte iniziare ed avete bisogno di una mano, sono qui a vostra disposizione.

 

 

Valorizzare l’allestimento degli interni dell’albergo evidenziando gli elementi emblematici del territorio, in fotografia

È facile intuire che nel processo d’acquisto il turista sceglie l’albergo nel quale soggiornare solo dopo aver scelto la destinazione nella quale fare la sua esperienza di vacanza. L’attrattività della destinazione in termini di notorietà e la presenza di elementi emblematici diventa così un elemento chiave anche per il successo dell’albergo stesso.

Guadagnare competività

Per diventare competitivo o per continuare ad esserlo, l’albergo ha quindi l’opportunità di focalizzarsi sulla valorizzazione degli specifici aspetti che fanno parte del suo contesto territoriale di riferimento, che può e deve utilizzare sia nell’ambito delle sue strategie di comunicazione on-line e off-line, ma anche come elemento distintivo nelle scelte di allestimento degli interni.

Utilizzare elementi del territorio

Gli elementi emblematici del territorio, da valorizzare attraverso la definizione di un progetto fotografico in grado di sottolineare ed enfatizzare la loro specificità ed unicità, possono quindi diventare la tematica di fondo attorno alla quale sviluppare la personalità specifica e distintiva dell’albergo contribuendo, attraverso l’allestimento degli interni, a definire l’atmosfera unica che i clienti possono respirare vivendo i suoi spazi.

Analisi dei contenuti

Nella fase di sviluppo del progetto fotografico il fotografo d’interni vive in prima persona gli elementi che fanno della destinazione un luogo unico e riconoscibile, che poi interpreta e traduce in opere fotografiche secondo il suo personale canone estetico, in modo coerente con le specifiche caratteristiche degli altri elementi del design dell’albergo.

L’attenzione si deve quindi focalizzare non solo agli specifici contenuti da raccontare, ma deve tenere in considerazione anche la specifica forma da utilizzare per rendere emozionante e coinvolgente il racconto.

Determinante è la scelta dei colori dominanti delle fotografie, il formato di stampa, il supporto materiale da utilizzare che deve essere coerente con l’arredamento e gli specifici complementi che nella loro totalità costituiscono l’allestimento degli interni. Ma anche alla specifica posizione che le opere fotografiche devono occupare nei diversi spazi. Il tutto in modo coerente con l’obiettivo ultimo di valorizzare al meglio la loro valenza comunicativa.

Una strategia questa in grado di rafforzare anche l’efficacia dell’orientamento eco-sostenibile della gestione dell’albergo, soprattutto se la struttura si inserisce in un contesto territoriale percepito come naturale.

Un passo verso la sua riqualificazione.

Dall’uso di tecniche di stampa eco-sostenibili alla scelta di supporti in materiali che rispettano i criteri internazionali di “green”, è possibile studiare un allestimento degli interni molto personalizzato (un grande esperto di riqualificazione è l’architetto Simone Micheli o come viene spiegato bene in questo blog http://www.hoteldesign.org), nelle quali le opere fotografiche si inseriscono, diventandone parte.

In questo modo si sottolinea con maggiore decisione lo specifico impegno della struttura al rispetto della natura ottenendo un posizionamento di mercato ancora più distintivo.

Ma è una valida strategia anche se l’albergo si inserisce in un ambiente urbano, perchè anche in questo contesto territoriale il fotografo identifica gli elementi e i dettagli che riesce a interpretare in modo “eco-sostenibile” ottenendo il medesimo risultato.

Il progetto fotografico così pensato e strutturato ha quindi un ruolo determinanti nella generazione di emozioni forti, avvolgenti e coinvolgenti che il cliente è in grado di percepire vivendo gli ambienti privati e comuni della struttura, con un riscontro positivo sul valore della sua esperienza e sulla sua propensione a trasformarsi in ambasciatore dell’albergo attraverso il passaparola.

In questo modo l’albergo cessa di essere un luogo tendenzialmente “separato” rispetto al contesto territoriale che lo ospita, ma si fonde idealmente con esso, permettendo all’ospite di vivere un’esperienza decisamente più personalizzata.

call to action opere arte fotografiche

Chi di voi si ricorda di questi visori? da bambino ci guardavo le immagini con il loro fantastico effetto 3D che da bambino sembrava ancora più fantastico, il tipico effetto WOW.

Utilizzava una tecnica antica quasi quanto la fotografia stessa, la fotografia stereoscopica. 

La realtà virtuale e l’arrivo dei visori VR hanno riattivato questi ricordi.

Così mi sono domandato “Posso creare una serie di fotografie d’interni con l’effetto 3D da guardare con un visore come il Google Cardboard?” Cavolo sì!

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Museo della Tecnica Elettrica di Pavia

E poi ” ma ha senso utilizzare una foto stereoscopica oggi?” le ho guardate e ho ripetuto le stesse parole pronunciate molto tempo fa “WOW sono 3D!”

Visto la costante ricerca di qualcosa che attiri l’attenzione, che riesca ancora a stupirci, a divertirci, sono arrivato alla conclusione che ha senso effettuare delle prove e verificare il risultato.

Per realizzare questo test ho costruito una base artigianale che mi consente uno spostamento considerevole tra i due punti di vista. Il minimo sono 6 cm, pari alla distanza che separa i nostri occhi, ma la distanza tra uno scatto e l’altro aumenta in proporzione alla nostra distanza dal soggetto.

Come si crea l’effetto 3D

Quando usiamo un’applicazione che ci consente di vedere contenuti in formato VR, videogiochi a parte, non stiamo vedendo un contenuto in 3D ma solo lo stesso sdoppiato.

Quando guardiamo una fotografia stereoscopica non stiamo vedendo lo stesso contenuto sdoppiato, ma due diversi realizzati a distanze diverse. Durante la visualizzazione un occhio vedrà un’ immagine e l’altro un altra generando un effetto 3D reale.

Fotografie stereoscopiche 3D per visori VR

I test sullo smartphone li ho realizzati utilizzando un’applicazione Pro a pagamento, ma è disponibile anche una versione gratuita con cui è possibile vedere i contenuti, non effettuare alcuni interventi di post produzione.

Il video che vedrete ne spiega l’utilizzo ed ha, nella parte finale, alcune immagini stereoscopiche che possono essere viste con un visore VR.

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Se ti servissero Cardboard anonimi o personalizzati, in stampa digitale o in stampa offset, posso fornirti diversi modelli da 10 a 100.000 pezzi, chiedimi in preventivo.

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